Decreto Direttori generali, “tasse di concorso” nel mirino

È stato approvato in CdM, lo scorso 20 gennaio, il testo del decreto delegato che istituisce l’elenco nazionale dei Direttori generali, nell’ambito della riforma dell’accesso alle posizioni dirigenziali in sanità.
Fra le diverse polemiche che stanno accompagnando il provvedimento c’è quella legata alla “tassa di concorso”, stante la previsione di un “contributo” di 30 euro a carico dei candidati per le spese necessarie alle procedure di selezione (come è stabilito dall’articolo 1, comma 5). La novità costituisce un’ occasione per tornare su una problematica annosa e mai definitivamente risolta. Molto spesso nei bandi di concorso per l’assunzione nelle aziende sanitarie capita di leggere tra le prescrizioni del bando il pagamento della tassa di concorso di importi variabili, ma sostanzialmente intorno ai 10-15 euro. Va detto però che nessuna norma di diritto positivo permette alle aziende sanitarie di istituire tale “obolo” (la strada praticabile potrebbe essere quella di una legge regionale) e che negli anni le interpretazioni della giurisprudenza in materia sono state piuttosto varie.

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