Focus Ufficio di bilancio, 20 anni di spesa pubblica… al microscopio

Il 20 marzo scorso l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha pubblicato il Focus tematico n. 3,  che dedica un’analisi approfondita all’andamento dei consumi intermedi nell’arco del ventennio 1995-2015. Gli ultimi anni hanno visto un cambiamento nella dinamica e nella composizione della spesa pubblica che ha riguardato anche i consumi intermedi, cioè i beni e servizi che entrano nel processo di produzione delle Pubbliche Amministrazioni (PA). La spesa per consumi intermedi ha raggiunto nel 2016 i 91 miliardi, pari al 5,4 per cento del PIL e all’11,9 per cento della spesa al netto degli interessi. I consumi intermedi, dal 1995 fino al 2008, hanno registrato un aumento consistente, pari a circa 38 miliardi (+4,8 per cento medio annuo); nel periodo successivo hanno mostrato invece una crescita più moderata, ammontata a 8,5 miliardi (+1,2 per cento medio annuo). La quota maggiore di spesa per consumi intermedi fa capo alle Amministrazioni locali (sostanzialmente Regioni, Province, Comuni, Enti sanitari locali). Nei passati vent’anni essa ha registrato una crescita costante –per effetto dell’espansione della spesa sanitaria, di quella per la gestione dei rifiuti e anche in conseguenza del conferimento di nuove funzioni a Regioni e Comuni. Dal 1995 la spesa delle Amministrazioni locali è più che raddoppiata (+137,5 per cento) mentre quella degli altri due comparti ha registrato incrementi molto minori (rispettivamente +34,3 e +18,4per cento). Come conseguenza di queste evoluzioni, l’incidenza della spesa locale è passata dal 62,3 per cento del 1995 a quasi i tre quarti del totale (74,7 per cento)nel 2015; la quota riferita alle Amministrazioni centrali è invece scesa dal 34,1 al 23,1 per cento, così come quella – peraltro già marginale – attribuibile agli Enti di previdenza, che è diminuita dal 3,6 al 2,2 per cento. Nel 2015 la spesa per consumi intermedi relativi alla sanità costituisce il 35,8 per cento del totale (era il 22,3 per cento nel 1995). L’incidenza dei servizi generali è scesa dal 28 per cento del 1995 al 16,2 per cento. Segue per rilevanza il comparto protezione dell’ambiente, con un incremento del peso relativo sul totale della spesa dal 7,6 al12,8 per cento, anche in relazione all’andamento della gestione dei rifiuti. Quanto alla spesa riguardante l’istruzione, la sua incidenza sul totale si è ridotta al 7,9 per cento, rispetto al 10,1 per cento del 1995. Nell’ambito della spesa sanitaria, gli acquisti di beni e servizi appaiono tra le voci più difficili da contenere. L’aumento è legato soprattutto alla crescita della spesa per prodotti farmaceutici ed emoderivati: il loro incremento annuo è sceso sotto al 10 per cento solo a partire dal 2010, per risalire sopra il 15 per cento nel 2015. Un andamento in parte dovuto a una ricomposizione di categorie di spesa, poiché nei Servizi Sanitari Regionali l’acquisizione di farmaci attraverso le farmacie convenzionate (ricompresi nella voce acquisti da produttori market) è stata progressivamente sostituita con l’acquisto diretto attraverso le strutture sanitarie o tramite specifici accordi con le farmacie, ottenendo tuttavia in tal modo rilevanti sconti. La spesa è stata anche sospinta dall’introduzione di farmaci innovativi, in particolare nel 2015 per l’introduzione di prodotti per la cura dell’epatite C. Nell’ambito dei servizi, quelli appaltati e l’insieme di manutenzioni e godimento beni di terzi mostrano un incremento di circa il 45 per cento tra il 2003 e il 2007, ma poi tendenzialmente rallentano; per gli appalti si rilevano una stabilizzazione nel 2013 e tassi di crescita negativi nell’ultimo biennio. La frenata della crescita dei consumi intermedi, a partire dal 2009, è riconducibile a una serie di interventi che hanno prodotto risultati più incisivi che in passato, pur senza raggiungere pienamente l’efficacia prevista. Su queste azioni correttive ha pesato l’intensità e urgenza del percorso di consolidamento attuato a partire dal 2011 in connessione con la crisi dei debiti sovrani. Per il controllo futuro della spesa, sembrerebbe esserci spazio per il contenimento dei prezzi di acquisto e, soprattutto, per il progressivo superamento dei tagli lineari, individuando meglio i fabbisogni delle amministrazioni.

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