Come imparare a gestire il rischio

Fra le molte importanti novità previste dalla “Legge Gelli” spiccano le modifiche alla legge 208/15 relative al divieto di utilizzare, nell’ambito di procedimenti giudiziari, verbali e atti conseguenti all’attività di gestione del rischio clinico. A questo proposito si rivelano di grande interesse le osservazioni del  Coordinatore didattico del Master hospital risk management Cineas Roberto Agosti: “La nuova Legge “Gelli” “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” – scrive Agosti- introduce numerose novità sia per quanto riguarda l’impianto organizzativo nazionale a sostegno delle aziende sanitarie in tema di gestione del rischio che per quanto attiene al controverso tema della responsabilità professionale in ambito sanitario e agli aspetti legali, medico – legali e assicurativi.

Il Decreto introduce inoltre modifiche alla legge n. 208/2015 in particolare per quanto riguarda il divieto di utilizzare nell’ambito di procedimenti giudiziari i verbali e gli atti conseguenti all’attività di gestione del rischio clinico e per quanto concerne la definizione delle competenze richieste al personale incaricato di svolgere la funzione di risk manager. Si prevede che l’attività di gestione del rischio sanitario nelle strutture pubbliche e private sia infatti coordinata da personale medico dotato delle specializzazioni in igiene, epidemiologia e sanità pubblica o equipollenti, in medicina legale o da personale dipendente con adeguata formazione e comprovata esperienza almeno triennale nel settore. S’introduce il riferimento alla specializzazione in medicina legale e, per i soggetti non aventi le specializzazioni indicate, si pone, da un lato, anche il requisito dell’adeguata formazione e, dall’altro, si sopprime la condizione che il soggetto sia in ogni caso un medico.

Innanzitutto ci preme rilevare che la funzione di risk management deve essere considerata parte integrante della Direzione Generale aziendale nella forma di un’unità operativa in staff al Direttore Generale. La posizione apicale della struttura di risk management è un prerequisito essenziale per implementare correttamente tutte le fasi tipiche della gestione del rischio – dalla definizione della policy aziendale – e per pianificare qualsiasi attività finalizzata al miglioramento della sicurezza del paziente. In assenza di un adeguato riconoscimento e sostegno da parte della Direzione Generale le iniziative di risk management potranno difficilmente superare le naturali resistenze al cambiamento insite in qualsiasi organizzazione complessa.

La posizione al vertice comporta che il risk manager debba possedere competenze idonee allo svolgimento di una funzione che coinvolge numerosi e differenti aspetti organizzativi che spaziano dalla conoscenza delle metodologie di valutazione e trattamento dei rischi specifici, alla gestione dell’innovazione tecnologica e informatica, dalla risoluzione delle controversie legali alla formazione del personale, dall’impatto economico delle infezioni ospedaliere alla corretta redazione della documentazione sanitaria.

Il risk manager deve, inoltre, avere una conoscenza completa, anche se non esaustiva, delle criticità cliniche e assistenziali legate alle differenti aree specialistiche quali, ad esempio, l’area ostetrico-ginecologica, l’emergenza urgenza e il Pronto soccorso, l’area della chirurgia generale e specialistica, l’oncologia, la gestione del ciclo del farmaco, l’integrazione funzionale fra le attività svolte in ambito ospedaliero e quelle territoriali.

È evidente che un insieme di tali competenze può realizzarsi attraverso un percorso formativo specifico che possa contemplare tutti gli aspetti sopra ricordati e preparare il risk manager all’uso degli strumenti e dei metodi di gestione del rischio la cui efficacia è riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Accanto a questi, la conoscenza degli sviluppi giuridici in tema di responsabilità sanitaria e dell’evoluzione del quadro assicurativo generale costituisce una preparazione irrinunciabile.

Tuttavia, le competenze tecniche e professionali, sebbene necessarie e indispensabili, sono insufficienti senza le abilità comunicative e relazionali che caratterizzano una funzione manageriale efficace, in grado di favorire il cambiamento organizzativo indirizzando le energie dei professionisti e assicurando loro il sostegno della direzione per realizzare la mission che costituisce la base stessa della cultura sanitaria. A ciò si deve aggiungere una spiccata propensione verso una forma di leadership trasformativa che faciliti la diffusione della cultura del rischio e renda il personale maggiormente responsabile per la sicurezza del paziente.”

 

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