Pubblicato il 15° “Instant Report COVID-19” di ALTEMS

Comprendere le implicazioni delle diverse strategie adottate dalle Regioni per fronteggiare la diffusione del virus e le conseguenze del Covid-19 in contesti diversi per trarne indicazioni per il futuro prossimo e per acquisire insegnamenti derivanti da questa drammatica esperienza. E’ questo il fine del quindicesimo Instant Report #15 COVID-19, diffuso dall’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari della Facoltà di Economia in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica (Sezione di Igiene) della Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Metodo

Il Report #15 si basa su un set di indicatori costruito per monitorare l’evoluzione della pandemia nella “FASE 2”, formalmente avviata il 4 maggio con la conclusione del lock-down nazionale. Al fianco dei nuovi indicatori, il Rapporto continua ad offrire l’aggiornamento di alcuni indicatori selezionati tra quelli che hanno caratterizzato il modello di risposta delle Regioni nella fase 1. L’analisi in merito agli aspetti epidemiologici, normativi e organizzativi riguarda tutte le 21 Regioni (e Province Autonome) con un focus dedicato a quelle in cui i contagi sono stati maggiori (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Marche e Lazio).

Dati

Entrando nello specifico, per quanto riguarda gli aspetti epidemiologici sono confermate le differenze nelle diverse Regioni in termini di incidenza della diffusione del Covid-19 anche nella Fase 2. I dati, aggiornati al 7 Luglio, mostrano che la percentuale di casi attualmente positivi (14.242) sulla popolazione nazionale è pari allo 0,02% (in calo rispetto ai dati del 30/6). La percentuale di casi (241.956) sulla popolazione italiana è stabile allo 0,40%.

Il primato per la prevalenza periodale sulla popolazione spetta ancora alla Valle d’Aosta (0,94%) ma è in Lombardia che abbiamo la maggiore prevalenza puntuale di positivi (0,09%), con valori stabili nelle altre regioni. In ogni caso, nella settimana presa in esame, l’analisi mostra anche un decremento dei positivi in Lombardia e in Piemonte.

Le Regioni continuano a differenziarsi in termini di strategia di ricerca del virus attraverso i tamponi, anche se il trend nazionale è in diminuzione dalle scorse settimane: rispetto alla fine di giugno, in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 5,57 a 5,19. Relativamente al tasso settimanale di nuovi tamponi, i valori più alti di tamponamento vengono registrati nelle regioni del nord (Trento, Veneto, Friuli-Venezia-Giulia ed Emilia Romagna). Il valore più basso viene registrato nella Regione Campania (2,10).

Per il monitoraggio nella fase 2 è fondamentale il rapporto tra numero delle persone positive e il numero di persone testate nella settimana. Si passa da valori prossimi al 5% per la maggior parte delle Regioni, fino al 13% del Veneto e del Trento. La Lombardia è al 6%, in linea con la media italiana. La Regione con maggiore incidenza settimanale è la Lombardia (7 casi ogni 100.000 abitanti rispettivamente); tuttavia, quest’ultima effettua un numero di tamponi per 1.000 abitanti pari a molte regioni dove l’incidenza è prossima allo zero.

In merito alla modalità di accertamento dei casi di Covid-19, dallo studio emerge che nella maggior parte delle Regioni solo una minoranza risulta diagnosticata a partire dai test di screening. La Puglia registra il valore più basso nella percentuale di casi totali diagnosticati a partire dal sospetto clinico (46,48%). Nella maggior parte delle Regioni la quasi totalità dei casi accertati di COVID-19 risulta diagnosticata a partire dal sospetto clinico.

Gruppo di lavoro

Il gruppo di lavoro è coordinato da Americo Cicchetti, Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che si avvale dell’advisorship scientifica del Prof. Gianfranco Damiani e della Dottoressa Maria Lucia Specchia del Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica (Sezione di Igiene). A partire dal Report #4 la collaborazione si è estesa al Centro di Ricerca e Studi in Management Sanitario dell’Università Cattolica (Prof. Eugenio Anessi Pessina), al Centro di Ricerca e Studi sulla Leadership in Medicina dell’Università Cattolica (Prof. Walter Ricciardi) e al Gruppo di Organizzazione dell’Università Magna Græcia di Catanzaro (Prof. Rocco Reina).

Il team multidisciplinare è composto da economisti ed aziendalisti sanitari, medici di sanità pubblica, ingegneri informatici, psicologi e statistici. Ecco l’elenco di tutti gli altri partecipanti allo studio: Antonella Cifalinò, Giuseppe Scaratti, Paola Sacco, Elena Cantù, Stefano Villa, Rocco Reina, Michele Basile, Rossella Di Bidino, Eugenio Di Brino, Maria Giovanna Di Paolo, Andrea Di Pilla, Carlo Favaretti, Fabrizio Massimo Ferrara, Marzia Vittoria Gallo, Luca Giorgio, Roberta Laurita, Marta Piria, Maria Teresa Riccardi, Martina Sapienza, Filippo Rumi, Andrea Silenzi, Angelo Tattoli, Entela Xoxi, Marzia Ventura, Concetta Lucia Cristofaro, Walter Vesperi. E ancora: i professori Giovanni Schiuma, Ingegneria Gestionale, Università della Basilicata; Primiano Di Nauta, Organizzazione Aziendale, Università di Foggia; Raimondo Ingrassia, Organizzazione Aziendale, Università di Palermo; Paola Adinolfi, Organizzazione Aziendale, Università di Salerno; Prof.ssa Chiara Di guardo, Università di Cagliari.

Analisi dei modelli organizzativi di risposta al Covid-19