Spending review tra luci e ombre: la riflessione della CdC

Tutti gli anni siamo qui a dircelo. Eppure tutti gli anni la scena si ripresenta sempre uguale a sé stessa: la spending review non serve, o comunque non basta di per sé a centrare gli obiettivi di razionalizzazione della spesa pubblica necessari per garantire la sostenibilità del sistema Italia. E il Sistema Sanitario Nazionale rappresenta tuttora un fattore di criticità. A farlo rilevare, ancora una volta, è la Corte dei Conti, che pur esprimendo ottimismo per il segno più (312 milioni) registrato dal Ssn nell’esercizio 2016, punta il dito su alcuni aspetti “rivedibili”. In particolare il presidente delle Sezioni Riunite Angelo Buscema ha messo in evidenza che “le scelte operate con la legge di stabilità, di importi consistenti ed accresciuti rispetto al precedente esercizio, appaiono condizionate dalla necessità di contemperare le esigenze di una strutturale riduzione della spesa con quella di limitarne gli effetti recessivi. A tal fine, è stato abbandonato il metodo dei tagli “lineari” – che, pure, avevano consentito rapidi e consistenti risparmi nel momento della più acuta emergenza finanziaria – per passare alla più complessa revisione selettiva dei livelli di spesa dei singoli Ministeri. A consuntivo, le misure di riduzione, mentre sembrano aver salvaguardato l’operare di interventi a sostegno dei comparti produttivi, non hanno prodotto risultati di contenimento del livello complessivo della spesa. Resta, quindi, ancora attuale la necessità di una revisione attenta di quanto può – o non può più – essere a carico del bilancio dello Stato, in un processo di selezione della spesa attento a non incidere negativamente sul potenziale di crescita del Paese”. Di particolare interesse le osservazioni su Consip: “ Sul fronte degli acquisti, si è confermata la centralità del programma di razionalizzazione delle procedure tramite Consip nelle politiche di contenimento della relativa spesa, anche se è emersa nel corso degli ultimi anni l’esigenza di una verifica dei risultati più rispondente a dati reali. Per lo Stato, nonostante l’incremento delle spese mediate da Consip, l’acquisizione di beni e servizi risulta ancora in prevalenza effettuata con il ricorso alle procedure extra Consip. Per gli acquisti non centralizzati si conferma la prevalenza del ricorso a procedure negoziate; gli acquisti in economia si riducono drasticamente per effetto dell’applicazione del nuovo codice dei contratti pubblici che non prevede più il ricorso a tale procedura di acquisto.”

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