Si può FARE! Riflessioni sul ruolo del RUP

Questo articolo nasce da una considerazione personale fatta a margine del Congresso nazionale della FARE che si è appena concluso a Bologna. Questo Congresso è stato un grande successo sotto tantissimi punti di vista, sui quali non mi dilungo perché sono certo che ci saranno autori più qualificati di me per questo. Vorrei invece soffermarmi su un elemento di riflessione personale che ho portato a casa da questo incontro. Non me ne vorrà il grandissimo Zorzi (illuminante autore di una lectio magistralis di grandissimo spessore) se prendo in prestito alcuni suoi suggerimenti e li faccio miei costruendoci sopra una autonoma considerazione.

Il punto di avvio di questa considerazione parte nel constatare il contrasto, o meglio la divisione che si riscontra tra “vincitori e vinti”. Viene declinata ovviamente nei più disparati modi, e troppo spesso, anche nel nostro mondo, ostacola quel sano confronto finalizzato alla crescita professionale. Partendo da questa osservazione, ho poi elaborato una mia deduzione: la modalità elaborata dal mondo di coloro che si occupano dell’ acquisto di beni e servizi in sanità, per evitare questo fastidioso dualismo, sia quella di individuare un soggetto terzo sul quale sfogare le proprie frustrazioni.

Ovviamente, da questo punto di vista, in ogni periodo storico, il legislatore è il perfetto bersaglio: sufficientemente lontano ed astratto, uguale per tutti, mutevole nel tempo e pertanto privo di un definito colore politico. Il rischio è, ovviamente, quello di cadere nel vittimismo, quando l’argomento è trattato da colleghi, o di diventare facile bersaglio, quando il medesimo argomento è utilizzato da rappresentanti delle imprese e professionisti. Estenderei pertanto l’assunto iniziale, includendo una terza categoria, dicendo che nel nostro mondo non ci sono solo i “vincitori” e i “vinti” ma si aggiungono anche le vittime”.
Vorrei provare a spiegare questa affermazione prendendo le mosse da un dato oggettivo, rinvenibile da fonti ufficiali, e non da un’opinione: in Italia, utilizzando il d.lgs. 36/2023, ma era sostanzialmente vero anche con il d.lgs. 50/2016, è possibile espletare procedure di gara per DM, servizi e varie, in poco meno di 50 giorni, dalla data di invio del bando alla data di approvazione del provvedimento di aggiudicazione. Ovviamente utilizzando il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e senza “prendere” ricorsi. Qualcuno penserà che sia facile per piccoli importi, ovviamente parlo di gare aggregate con più di 15 lotti e con un valore complessivo della procedura che supera i 100 milioni di euro.
Quindi possiamo serenamente affermare, ispirati dal dott. Frederick Frankenstein, che: “si può fare!”. L’evidenza empirica lo dimostra.

La fase che in questa narrazione non appare, è quella che ricorda che ci sono a monte gli oltre 5 mesi che si possono impiegare per studiare la procedura di gara e il contratto discendente. L’analisi del bisogno, la definizione del fabbisogno e la sua ripartizione in lotti di gara che siano funzionali al raggiungimento dello scopo, la condivisione con tutti gli aderenti potenziali, la sistematizzazione del fabbisogno e infine la stesura finale degli atti di gara. Tutto questo, che come vedete impatta molto di più della gara in quanto tale, non ha nulla a che vedere con il codice dei contratti e con le norme in essere, se non in modo indiretto e marginale. E’ un esercizio gestionale, che richiede una grande capacità di ascolto da parte del RUP di tutti gli stakeholder, in prima battuta, poi dei clinici ma non solo.

Un interlocutore che ormai sta scomparendo in tanti tavoli di confronto, a causa della eccessiva centralizzazione degli appalti, è il soggetto che emetterà gli ordini di acquisto. Sembra banale, ma una gara costruita male, perché scritta male ed eseguita peggio, ancorché aggiudicata in tempi record, può letteralmente mettere in ginocchio una regione anche solo per un problema di codifica degli articoli, per una clausola di adeguamento del prezzo o di aggiornamento tecnologico/affiancamento.

Dal mio piccolo osservatorio privilegiato, da Provveditore – Economo, come tanti dei lettori, so bene che tutte le funzioni coinvolte nelle varie fasi del processo hanno tutte pari dignità, ma, soprattutto, ho imparato che la gara dura come un battito d’ali nell’economia complessiva di un appalto. Eppure questo battito d’ali condiziona tutta la fase di esecuzione, che rappresenta il vero senso dell’appalto di somministrazione. Gara ed esecuzione del contratto sono a loro volta egualmente condizionati dalla fase di progettazione, del contratto innanzitutto e di riflesso della gara.

Questo mio ragionamento è in evidente contrasto con la deriva, che nel recente passato si era largamente diffusa, secondo la quale il provveditore – economo dovesse essere fondamentalmente un sopraffino esperto del diritto.
Eppure, riprendendo, per esempio, gli atti dei primi convegni dell’ALE (Associazione Lombarda Economi e Provveditori della sanità), risalenti ad oltre mezzo secolo fa, si vede in modo manifesto come le tematiche di confronto prevalente fossero quelle gestionali e non quelle giuridiche. Per questo parlo di una deriva che è subentrata nel tempo, che ha visto prevalere il virtuosismo giuridico sulla competenza gestionale, oggi diremmo manageriale.

Non vorrei che passi il messaggio che sottovaluti il sistema delle regole, come un bravo giocatore di pallavolo deve conoscere le regole del gioco (per essere considerato tale, non basta il virtuosismo tecnico), anche il provveditore – economo deve conoscere tutte le regole del suo “gioco” e deve saperle attuare per raggiungere il fine ultimo della sua attività, che è rappresentato dal soddisfacimento del bisogno rilevato nella prima fase di analisi, a monte della gara.

E’ questa circolarità della nostra azione che può e deve generare valore.

A tal proposito mi fa piacere poter affermare che ho trovato spunti formidabili, nel corso di questo congresso, sul tema della creazione del valore attraverso gli appalti.

La convinzione che personalmente ho portato a casa, e che voglio condividere con voi, è proprio che il nostro lavoro può contribuire, e contribuisce quotidianamente in modo determinante a incrementare il valore delle attività del SSN per i cittadini e ad aumentare la sua sostenibilità, non con la realizzazione di trascurabili attività di rinegoziazione del prezzo ma ripensando interi processi al fianco dei professionisti, delle Direzioni e dei decision maker.

 

Articolo di Claudio Di Benedetto – Direttore UOC Gestione Acquisti- Gaetano Pini -CTO Milano – tratto da TEME 11-12/2025

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