Conflitto d’interesse: secondo ANAC le amministrazioni pubbliche devono vigilare

Con la delibera n. 158, approvata nel Consiglio del 30 marzo 2022, l’Autorità Anticorruzione ha dato precise indicazioni in merito alla gestione del possibile conflitto d’interessi all’interno delle Amministrazioni pubbliche, con particolare riguardo all’ambito sanitario.

Ricordando che la legge 241/90 e il dPR 62/2013 prevedono obblighi dichiarativi e di astensione da parte dei soggetti che si trovano in situazioni di conflitto di interessi, anche solo potenziale, Anac richiama espressamente le amministrazioni alla vigilanza e al rispetto dei codici di comportamento. Spetta infatti alle amministrazioni di appartenenza vigilare, verificando l’adempimento degli obblighi di comunicazione da parte dell’interessato, soggetto a potenziale conflitto d’interesse. Una responsabilità che, in caso di inadempienza, comporta per i soggetti preposti conseguenze di tipo disciplinare, amministrativo-contabile, quando non anche sanzioni a livello penale.

Il ruolo di Anac

Il ruolo di Anac, viene precisato, è quello di fornire supporto alle singole amministrazioni nell’individuare i rischi legati alle situazioni di conflitto d’interesse, al fine di suggerire misure organizzative e procedimentali di prevenzione e gestione delle stesse.
Richiamando ciascuna amministrazione all’obbligo per legge di dotarsi di un proprio codice di comportamento per prevenire e contrastare situazioni di conflitto d’interessi, l’Autorità sottolinea i propri poteri di ausilio nei confronti delle amministrazioni, nel definire criteri, linee guida e modelli uniformi per evitare conflitti d’interessi.

L’ambito sanitario

Particolare riguardo, sottolinea l’Autorità Anticorruzione, va dato all’ambito sanitario, assai “delicato”, “dove anche la sola percezione di situazioni di conflitto può avere rilevanti ripercussioni dal punto di vista economico e sociale”. Pertanto Anac richiama il proprio ruolo in merito, finalizzato a indicare “integrazioni dei codici di condotta e dei piani anticorruzione” spingendo le amministrazioni a “implementare le proprie misure, per esempio attraverso un’integrazione del contenuto delle dichiarazioni da rilasciare”.

La continua interazione di Anac con i vari Responsabili Anticorruzione, viene sottolineato, ha anche tra i suoi obiettivi proprio la questione dei conflitti d’interesse, e la loro prevenzione. Per quanto concerne le dichiarazioni in materia di conflitto d’interessi, Anac ribadisce l’obbligo di pubblicazione riguardo ai consulenti da parte delle amministrazioni pubbliche, inserendo sui propri siti online gli elenchi degli stessi, l’oggetto la durata e il compenso dell’incarico, nonché l’attestazione della avvenuta verifica di insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto d’interesse.

L’invito di Anac a dotarsi di un Regolamento specifico

Il caso specifico su cui è intervenuta Anac riguarda un supplemento istruttorio richiesto dal Consiglio di Stato su una vicenda di presunto conflitto d’interesse, in merito al quale l’Autorità si era già espressa in passato con precedente delibera N.321/2018. Dopo attenta e approfondita indagine, Anac ha ribadito come non risultino evidenziate situazioni di conflitto d’interesse, negli specifici episodi contestati da un esposto di un coordinamento di associazioni.

Nello stesso tempo, l’Autorità ha richiamato l’importante Istituto in questione a dotarsi in via definitiva di un Regolamento “per prevenire, individuare e risolvere eventuali conflitti d’interesse, aggiuntivo rispetto a quanto previsto dal Codice di comportamento e dal Codice di etica vigenti”. Inoltre Anac ha sollecitato lo stesso Istituto a “indicare, a monte, direttive precise sugli eventi e sulle occasioni in cui è necessario che il personale presenti le dichiarazioni inerenti il conflitto d’interessi, attività propedeutica alla successiva verifica delle stesse, al fine di evitare che situazioni similari vengano trattate in modo dissimile”.

L’Autorità, infine, fa presente all’Istituto che “i codici di comportamento delle singole amministrazioni possono integrare e specificare le regole del Codice, ma non attenuarle”. Pertanto, sottolinea Anac, “sotto il profilo oggettivo, l’Istituto sanitario potrebbe ampliare il novero di interessi in grado di interferire con l’attività istituzionale, come per esempio la partecipazione a convegni, congressi, eventi sponsorizzati da case farmaceutiche, eccetera”. “Sotto il profilo soggettivo, l’Istituto potrebbe essere maggiormente aderente al dPR 62/2013, prendendo in considerazione parenti e affini entro il secondo grado, oltre che coniuge o convivente e figlio”.

L’Anac ricorda poi all’Istituto di Sanità in questione che non basta il Codice di Etica a regolare il conflitto d’interessi. I codici etici hanno, infatti, una dimensione valoriale e non disciplinare, e sono adottati dalle amministrazioni al fine di fissare doveri spesso ulteriori e diversi rispetto a quelli definiti nei codici di comportamento. Questi, invece, “fissano doveri di comportamento che hanno una rilevanza giuridica, che prescinde dalla persona adesione di tipo morale, cioè dalla personale convinzione sulla bontà del dovere. Essi vanno rispettati in quanto posti dall’ordinamento giuridico, con conseguente applicazione degli effetti e delle responsabilità, non solo disciplinari, conseguenti alla violazione delle regole comportamentali”.

Pertanto l’Autorità sollecita l’Istituto ad “addivenire quanto prima all’adozione definitiva del regolamento in materia di conflitto d’interessi”. In conclusione, l’Autorità Anticorruzione cita il richiamo già fatto a “individuare più efficaci misure di trasparenza in merito alla dichiarazione e pubblicazione degli incarichi pregressi ricoperti dai partecipanti ai tavoli di lavoro in materia sanitaria con particolare riferimento alla tematica dei vaccini”, e raccomanda all’Istituto in questione di “valutare l’opportunità di un ampliamento degli obblighi dichiarativi ai quali sono tenuti i soggetti operanti nell’istituto medesimo”.

Fonte: comunicato stampa ANAC
Condividi